Le icone di Dio Padre Misericordioso

Le icone di Dio Padre Misericordioso

Introdurre nel mondo dell’iconografia cristiana non è una cosa semplice perché è un argomento vastissimo e l’ambiente culturale cattolico ha abbandonato il linguaggio delle icone da circa ottocento anni. L’Italia, e Roma in particolare, non sono estranee alle icone: proprio nella Capitale esistono le icone più antiche al mondo, oltre al Monastero di Santa Caterina sul Sinai. Nel mezzo del Mar Mediterraneo il nostro paese ha accolto migliaia di pittori di icone che hanno insegnato per secoli questa arte: il Cimabue – XIII secolo – verrà definito, dal Vasari, come ‘colui che dipinge alla maniera dei greci’.

Le vicissitudini storiche, civili e religiose hanno fatto sì che la Chiesa Cattolica “non ha mai avuto come proprio un particolare stile artistico […], creando così, nel corso dei secoli, un tesoro artistico” (Sacrosanctum Concilium, n. 123).

Grazie alle varie sollecitazioni papali post-concilio, in primis di Paolo VI, gli architetti, interpellati dalla Chiesa/committente, hanno cercato nuovi modi per esprimere lo spazio sacro: è evidente a tutti che non tutte le soluzioni sono state azzeccate, come è evidente l’avanzare del colore bianco e della luce a discapito delle immagini e del colore, quali fossero un sottoprodotto praticamente inutile. Le attuali chiese sono chiamate ancora “progetti pilota” perché, di per sé la Chiesa non ha trovato il suo stile per il tempo contemporaneo: le indicazioni del Vaticano II, infatti, recitano: “l’arte del nostro tempo e di tutti i popoli e paesi abbia nella Chiesa libertà di espressione” (SC 123). Si punta su questa libertà di espressione probabilmente per non essere accusati ancora di oscurantismo, e si dimentica che il testo conciliare continua: “purché serva con la dovuta riverenza e il dovuto onore alle esigenze degli edifici sacri e dei sacri riti”. In questo modo sono state costruite nuove chiese in cui, alcune volte, è problematico celebrare.

La nostra parrocchia rientra in questa “ricerca di forma dello spazio sacro”: ma questo spazio vissuto dalla comunità da sempre è risultato asettico a motivo del bianco imperante e ferente e dalla mancanza di figurazioni. Il cristiano ha insito in sé il bisogno del colore e soprattutto di immagini da guardare, anzi, meglio, da contemplare. Un Dio invisibile, impalpabile non è concepito dal fedele perché egli sa che quel Dio invisibile e impalpabile si è fatto carne (mistero dell’Incarnazione) e l’immagine e/o la statua ne sono la diretta espressione.

Per questo, poco alla volta, il Parroco don Federico ha pensato a un percorso di conoscenza del mondo dell’immagine e dell’architettura. Gli incontri sono stati articolati in più anni e hanno portato i fedeli a comprendere meglio lo stile architettonico della nostra chiesa e il mondo delle immagini sacre soprattutto per l’iconografia cristiana delle origini. La comunità, letteralmente “affamata” di immagini a motivo della mancanza di decorazione nello spazio sacro, è così stata in grado di discutere, valutare e scegliere un primo progetto di Via Crucis, della quale era priva da anni.

Ma durante questo periodo più icone sono state proposte per la riflessione e la contemplazione.

Mandylion

La prima è stata l’icona del Volto Santo di Gesù chiamata anche Mandylion: è stata utilizzata per il Venerdì Santo del 2012 per richiamare anche la funzione dell’immagine fin dall’inizio dell’era cristiana. Molte sono le testimonianze scritte – pagane e cristiane – sulla descrizione fisica di Gesù e sulla presenza di sue statue, tessuti e immagini e alcuni di essi sono giunte fino a noi (SindoneVolto Santo di Lucca, Il Volto Santo di ManoppelloMandylion di Genova e di Roma, Sudario di Oviedo, tunica di Treviri, ecc.).

 

Mandylion vuol dire ‘fazzoletto’: il Volto santo è rappresentato senza collo, al centro di un telo. Questa è l’icona basilare per ogni altra rappresentazione iconografica perché il volto di Cristo indica esplicitamente la sua venuta in mezzo agli uomini e il Suo scrutare il cuore dell’uomo “E, fissatolo, lo amò” (Mc 10,21): è in virtù del Mistero dell’Incarnazione che è possibile rappresentare Dio, la Vergine Maria, gli Angeli e i Santi.

Un testo molto interessante per la preghiera davanti a questa icona è quello di San Giovanni di Kronstadt Kronstadt:

Tu contempli l’icona del Salvatore e vedi che egli ti guarda con occhi pieni di luce. Questo sguardo è immagine dello sguardo che egli fissa realmente su di te, dei suoi occhi più luminosi del sole, lui che vede ognuno dei tuoi pensieri, sente le angosce e i sospiri del tuo cuore.L’icona è un’immagine; essa rappresenta con tratti e simboli quel che non potrebbe essere rappresentato né simboleggiato, quel che può essere compreso solo con la fede. Credi dunque che il Signore veglia su di te, continuamente, che vede ognuno di noi, coi suoi pensieri, le sue pene, i suoi desideri, come ci avesse sul palmo della mano: Ecco ti ho disegnato sulle palme delle mie mani (Is. 9,16). Quindi prega davanti all’icona del Salvatore come se ti trovassi davanti a lui. L’Amico degli uomini è presente nell’icona con la sua grazia: ‘In ogni luogo son gli occhi del Signore (Pro 15,3). Le orecchie rappresentate nell’icona ascoltano veramente. Ricorda che quegli occhi sono gli occhi di Dio e quelle orecchie, le orecchie del Dio onnipotente!

Un altra icona è quella di San Giovanni Paolo II posta nella teca insieme alle sue reliquie: come sappiamo la nostra Parrocchia è stata voluta esplicitamente da questo Papa per l’Anno Giubilare del 2000 e ha scelto per autorità il titulus “Dives in misericordia”, poi cambiato in “Dio Padre Misericordioso”.Nell’anno 2014 nel primo venerdì di Quaresima si è installato il primo progetto sperimentale della Via Crucis. Per non creare contrasto con l’opera architettonica ho pensato di dipingere su fogli di travertino e utilizzare solo colori e materiali già presenti. Essendo sperimentale,sono ricorsa all’espediente di stampare su foglio di forex creando un fac-simile di travertino sul quale è stata dipinta la sagoma dell’edificio ecclesiale e all’interno è stata inserita la stazione della Via Crucis con semplice contorno delle figure di color faggio per ricordare il colore del legno usato, una striscia dorata che idealmente collega tutte le stazioni che rammenta il Tabernacolo e il numero della stazione in oro bianco (anche se di per sé dovrebbe essere d’argento come i Vasi Sacri e il resto dell’arredo sacro). Il disegno non era iconografico in senso stretto e di misura cm 30 x 30.

In questa Quaresima (2015) la Via Crucis appena descritta è destinata alle aule di catechismo per la Via Crucis con i bambini ed è stata sostituita da un secondo progetto sperimentale di dimensioni leggermente maggiori (30 x 40 cm), con gli stessi materiali ma prettamente iconografica. Si è aggiunta anche la XV stazione.

 

Altre icone sono state usate di “passaggio” per varie celebrazioni comunitarie. È da ricordare in particolare la celebrazione con i giovani della Comunità di Taizè avvenuta tra il 31 dicembre 2012 e l’1 gennaio 2013: essendo presenti, non solo cattolici e protestanti, ma anche ortodossi si è ritenuto opportuno portare le icone di Cristo, della Madre di Dio e di San Giovanni Battista che costituiscono la cosiddetta Deesis (intercessione).

Per un’ora di adorazione è stata esposta l’icona della Sacra Famiglia: un soggetto difficile perché nell’iconografia classica la famiglia terrena di Gesù è rappresentata solo per indicare i Misteri della sua vita e non esiste una “foto di famiglia in posa”. Questo tipo di icona è nata dall’incontro con il sentire prettamente Occidentale.È stato anche spiegato che l’icona, pur essendo un sacramentale, in un’adorazione, non vuole prendere il posto dell’Eucarestia: l’icona ha la funzione, in questo caso, solo di un san Giovanni Battista, di un qualcosa che addita Chi è ben più grande.

 

Per la Quaresima del 2015 si è presentata un’icona insolita chiamata “Maria, Gioia Inattesa”. È di tradizione russa molto recente in cui vi è l’influsso occidentale delle piaghe in Gesù, tema quasi ignorato in campo ortodosso. La storia vuole narrare di un uomo già praticante che utilizza, però, la sua fede per compiere… “marachelle”. Il tutto è descritto sotto l’edicola con scrittura molto piccola. Altra particolarità: è l’unico modello di icona in cui compare il fumetto tra Maria e il peccatore.

 

La storia dell’icona della “Madre di Dio gioia inaspettata”

L’iconografia della “Madre di Dio gioia inaspettata” (la festa nel calendario liturgico ortodosso, ricorrente il 9, poi 22 dicembre, venne istituita nel 1837, secondo il calendario ufficiale della Chiesa russa) risale a una delle narrazioni in cui vengono descritti i miracoli operati da icone mariane, contenute nella raccolta di san Demetrio di Rostov, “Vello rugiadoso, ovvero il racconto dei miracoli dell’icona della Madre di Dio di sant’Elia a Černigov (1680). La venerazione delle icone, basata sulla fede nella loro efficacia nel portare l’umanità in comunione con i divini prototipi e consolidata fin dai tempi della vittoria degli iconoduli (IX secolo), viene celebrata annualmente nella festa del Trionfo dell’Ortodossia (la prima domenica di Quaresima). Acquista nuova attualità tra il XVII e il XVIII secolo, quando la Russia si trova a doversi confrontare con la Chiesa latina, in cui il culto delle immagini miracolose aveva acquisito un carattere prevalentemente locale.

 

Il racconto edificante illustrato dalla tavola è interamente trascritto sul pannello sotto l’immagine.

Vi si narra dell’intercessione della santissima Vergine presso il Figlio, in favore di un peccatore che aveva l’abitudine di pregare davanti alla sua icona:

“Un uomo improbo aveva l’abitudine di pregare ogni giorno la santissima Vergine, ripetendo spesso le parole del saluto angelico: ‘Ave o piena di grazia’.

Un giorno, meditando di compiere un’azione iniqua, si rivolse all’icona della santissima Vergine per recitare la consueta preghiera e poi andare a compiere l’azione malvagia che aveva ideato. Mentre egli secondo il solito pregava, fu preso da timore, e pieno di terrore vide che l’effigie si muoveva, ed ecco apparirgli dinnanzi la Madre di Dio in persona con il Figlio suo tra le braccia, e si aprirono al Bambino ferite sulle mani e sui piedi e sul costato, e il sangue grondava a rivoli come dalla croce”.

Vedendo ciò, egli cadde a terra colmo di terrore e gridò: ‘O Signora, chi ha fatto ciò?’ La Madre di Dio rispose: ‘Tu e gli altri peccatori, che cento volte crocifiggete il Figlio mio come hanno fatto i giudei’, e allora il peccatore scoppiò in pianto, e disse: ‘Abbi pietà di me, Madre misericordiosa’; ma Essa gli rispose: ‘Mi chiamate misericordiosa, e mi colmate di afflizione e di amarezza con le vostre opere’ .

E disse il peccatore: ‘No, Sovrana, la mia malvagità non può essere più grande della tua bontà, giacché indicibili sono i tuoi benefici e la tua misericordia, e tu sei per tutti i peccatori l’unica speranza e rifugio; volgiti a compassione, Madre benedetta, prega per me il Figlio tuo e mio Creatore’ ‘ La Madre più che benedetta cominciò a pregare il Figlio, dicendo: ‘Figlio benedetto del mio seno, per amor mio perdona questo peccatore’ ‘ Rispose il Figlio: ‘Non adirarti, Madre mia, se non ti ascolto, infatti anch’io ho pregato il Padre che passasse da me il calice della morte, ed Egli non mi ha risparmiato’ .

 

Rispose la madre: ‘Ricorda, Figlio, le mammelle con cui ti ho allattato, e perdona a questo [peccatore]’ Rispose il Figlio: ‘Una seconda volta ho pregato il Padre; ed Egli non mi ha ascoltato’ . Di nuovo la Madre riprese: ‘Ricorda le sofferenze che ho patito con te, quando [hanno inchiodato] il tuo corpo sulla croce, e sotto la croce io ho sentito nel seno la spada che trapassava la mia anima’.

Rispose il Figlio: ‘Una terza volta ho pregato il Padre che passasse da me il calice della morte, ed Egli ha disposto che la mia supplica non fosse accolta’. Allora la Madre si levò in piedi, depose a terra il Bambino e si dispose a gettarsi in ginocchio davanti a Lui. Esclamò il Figlio: ‘Che hai intenzione di fare, Madre?’, ed Essa rispose: ‘Resterò in ginocchio davanti a te insieme a questo peccatore, fin quando tu non gli avrai perdonato i peccati’ Allora il Figlio disse: ‘La legge vuole che il figlio onori la madre, e la verità vuole che chi ha dettato la legge rispetti questa legge. Io sono tuo figlio, e tu sei mia madre, e devo onorarti. Accolgo la tua preghiera, e sia come tu vuoi. Perdono il peccatore per amor tuo, e in segno di perdono egli bacerà le mie piaghe”.

È indicativo che il tema delle piaghe di Cristo che stillano sangue, indubbiamente entrato nel racconto per influsso della tradizione occidentale, nell’icona quasi non appaia, in quanto estraneo all’arte ortodossa. La maggior parte delle varianti note di questa iconografia presenta nella parte sinistra della composizione degli elementi di interno realisticamente tratteggiati: un tributo all’arte dell’epoca moderna. La pittura delle figure e dei volti è eseguita con le antiche tradizioni.