Giubileo della Misericordia-3

Misericordiae vultus

Bolla di indizione del Giubileo - 3 (leggi pdf)

 10. L’architrave che sorregge la vita della Chiesa è la misericordia. Tutto della sua azione pastorale dovrebbe essere avvolto dalla tenerezza con cui si indirizza ai credenti; nulla del suo annuncio e della sua testimonianza verso il mondo può essere privo di misericordia. La credibilità della Chiesa passa attraverso la strada dell’amore misericordioso e compassionevole. La Chiesa «vive un desiderio inesauribile di offrire misericordia»[8]. Forse per tanto tempo abbiamo dimenticato di indicare e di vivere la via della misericordia. La tentazione, da una parte, di pretendere sempre e solo la giustizia ha fatto dimenticare che questa è il primo passo, necessario e indispensabile, ma la Chiesa ha bisogno di andare oltre per raggiungere una meta più alta e più significativa.

Uno degli errori più gravi sul perdono cristiano è pensare che perdonare voglia dire “non fa niente” davanti al male fatto, al danno subito. Moltissime persone credono che perdonare significhi far finta di niente, dimenticare il male subito o ricevuto, cancellare tutto e fare come se non fosse mai successo niente. E’ assolutamente sbagliato! Perdonare non vuol dire rinunciare ai propri diritti e accettare l’ingiustizia subita.

 Perdonare a un ladro senza che egli restituisca ciò che ha rubato ci lascia col portafoglio vuoto. Mentre quello del malfattore è pieno! E’ questo il risultato che noi ci auguriamo? (G. Danneels, Perdonare, Milano, Paoline, 2006, p. 21)

Dall’altra parte, è triste dover vedere come l’esperienza del perdono nella nostra cultura si faccia sempre più diradata. Perfino la parola stessa in alcuni momenti sembra svanire. Senza la testimonianza del perdono, tuttavia, rimane solo una vita infeconda e sterile, come se si vivesse in un deserto desolato. È giunto di nuovo per la Chiesa il tempo di farsi carico dell’annuncio gioioso del perdono. È il tempo del ritorno all’essenziale per farci carico delle debolezze e delle difficoltà dei nostri fratelli. Il perdono è una forza che risuscita a vita nuova e infonde il coraggio per guardare al futuro con speranza.

Minimizzare la colpa, ridurla, giustificarla non appartiene al perdono veramente cristiano. Significa disprezzare la dignità dell’offensore, crederlo incapace di essere veramente libero, quindi di essere veramente uomo. Per bontà d’animo gli si negano i due beni più preziosi per l’uomo: la libertà e la responsabilità dei suoi atti … La giustizia deve entrare dentro la misericordia. Il “nostro” san Giovanni Paolo II lo spiega molto bene nella “nostra” Dives in Misericordia (§ 14):

La fondamentale struttura della giustizia penetra sempre nel campo della misericordia. Questa però ha la forza di conferire alla giustizia un contenuto nuovo, che si esprime nel modo più semplice e pieno nel perdono. Esso infatti manifesta che, oltre al processo di «compensazione» e di «tregua», che è specifico della giustizia, è necessario l'amore, perché l'uomo si affermi come tale. L'adempimento delle condizioni della giustizia è indispensabile, soprattutto affinché l'amore possa rivelare il proprio volto.

11. Non possiamo dimenticare il grande insegnamento che san Giovanni Paolo II ha offerto con la sua seconda Enciclica Dives in misericordia, che all’epoca giunse inaspettata e colse molti di sorpresa per il tema che veniva affrontato. Due espressioni in particolare desidero ricordare. […] così motivava l’urgenza di annunciare e testimoniare la misericordia nel mondo contemporaneo: «Essa è dettata dall’amore verso l’uomo, verso tutto ciò che è umano e che, secondo l’intuizione di gran parte dei contemporanei, è minacciato da un pericolo immenso. Il mistero di Cristo… mi obbliga a proclamare la misericordia quale amore misericordioso di Dio, rivelato nello stesso mistero di Cristo. Esso mi obbliga anche a richiamarmi a tale misericordia e ad implorarla in questa difficile, critica fase della storia della Chiesa e del mondo» […].

12. La Chiesa ha la missione di annunciare la misericordia di Dio, cuore pulsante del Vangelo, che per mezzo suo deve raggiungere il cuore e la mente di ogni persona. La Sposa di Cristo fa suo il comportamento del Figlio di Dio che a tutti va incontro senza escludere nessuno. Nel nostro tempo, in cui la Chiesa è impegnata nella nuova evangelizzazione, il tema della misericordia esige di essere riproposto con nuovo entusiasmo e con una rinnovata azione pastorale. È determinante per la Chiesa e per la credibilità del suo annuncio che essa viva e testimoni in prima persona la misericordia. Il suo linguaggio e i suoi gesti devono trasmettere misericordia per penetrare nel cuore delle persone e provocarle a ritrovare la strada per ritornare al Padre. La prima verità della Chiesa è l’amore di Cristo. Di questo amore, che giunge fino al perdono e al dono di sé, la Chiesa si fa serva e mediatrice presso gli uomini. Pertanto, dove la Chiesa è presente, là deve essere evidente la misericordia del Padre. Nelle nostre parrocchie, nelle comunità, nelle associazioni e nei movimenti, insomma, dovunque vi sono dei cristiani, chiunque deve poter trovare un’oasi di misericordia.

13. Vogliamo vivere questo Anno Giubilare alla luce della parola del Signore: Misericordiosi come il Padre. L’evangelista riporta l’insegnamento di Gesù che dice: «Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso» (Lc 6,36). È un programma di vita tanto impegnativo quanto ricco di gioia e di pace. L’imperativo di Gesù è rivolto a quanti ascoltano la sua voce (cfr Lc 6,27). Per essere capaci di misericordia, quindi, dobbiamo in primo luogo porci in ascolto della Parola di Dio. Ciò significa recuperare il valore del silenzio per meditare la Parola che ci viene rivolta. In questo modo è possibile contemplare la misericordia di Dio e assumerlo come proprio stile di vita.

Annunciare la misericordia … cercare di attuare, richiamarsi alla misericordia nella vita quotidiana … implorare la misericordia nella preghiera. Ecco il nostro programma parrocchiale, che ci stiamo sforzando di attuare già da un triennio e mezzo … C’è un mezzo molto semplice per capire se anche io sto cercando di vivere la misericordia. Come mi comporto quando l’offeso sono io? Mi sento un martire o un eroe? Non ci siamo! Ancora Giovanni Paolo II nella Dives:

L'amore misericordioso, nei rapporti reciproci tra gli uomini, non è mai un atto o un processo unilaterale. Perfino nei casi in cui tutto sembrerebbe indicare che soltanto una parte sia quella che dona ed offre, e l'altra quella che soltanto riceve e prende in verità tuttavia anche colui che dona viene sempre beneficato.

Qualche volta il perdono degenera in un insopportabile sfoggio di nobiltà morale da parte di colui che perdona, della sua superiorità: “Nella mia magnanimità, io ti perdono”. E’ un modo di concedere il perdono che umilia il colpevole quello di proclamarsi farisaicamente un modello di virtù. Certe persone vanno matte per questi ruoli di “superiorità oltraggiata”, di “vittima perpetua”, di “martire carico di meriti”... Il perdono deve rimanere un atto di umiltà. Non solo per il colpevole, ma anche per colui che perdona (Cardinale G. Danneels).

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