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IL PAPA TRADITO

E’ sempre buona norma, quando appaiono certe notizie di cronaca, aspettare che i fatti avvengano e che vengano spiegati in modo da capirli. A volte può capitare di dover aspettare mesi, a volte anni. Per certi fatti di cronaca non abbiamo ancora spiegazioni e chissà se ce le avremo mai. Per quanto riguarda la vicenda della fuga di notizie in Vaticano, non si sa ancora chi ha tolto certe carte dalla scrivania del Papa e le ha messe dove non dovevano stare. Forse l’aiutante di camera, forse altri. Un risultato però è certo in entrambi i casi: il Papa è stato tradito, ed è su questo che bisogna meditare.

 

            Nel corso degli anni passati abbiamo visto un Papa incoronato dalla storia su masse sterminate ed osannanti, poi un Papa umiliato dalla natura, con una crudele malattia degenerativa. Ora assistiamo alla vicenda di un Papa tradito dalla perfidia umana, per di più tra le mura di casa sua: un tradimento indubitabile, pubblico, di cui tutto il mondo è venuto a conoscenza. 

            E’ certamente un trauma per noi credenti cattolici. In queste ore non mi si leva dalla testa il salmo 54, e sono sicuro che il Papa lo sta pregando da molti giorni:  “Se mi avesse insultato un nemico, l'avrei sopportato; se fosse insorto contro di me un avversario, da lui mi sarei nascosto. Ma sei tu, mio compagno,mio amico e confidente; ci legava una dolce amicizia, verso la casa di Dio camminavamo in festa”. Un’accusa terribile grava su una persona che il Papa vede tutti i giorni, che lo aiuta a vestirsi, che mangia con lui, che lo vede contento o stanco … Chissà cosa ci diranno le prossime indagini, chissà se è stato davvero lui o altri, con o senza di lui. In ogni caso oggi il Papa è rinviato a se stesso, alla sua fede: tutto il mondo starà a guardare non solo come Pietro sta al timone della Chiesa in tempesta, ma anche come un cristiano vive l’amarissima esperienza del tradimento di un amico.

            Una prima risposta è già arrivata. Benedetto ha parlato di sé solo con due aggettivi: addolorato e colpito. Ha affidato tutto il resto al Vangelo, e così tutto il mondo ha riascoltato che la casa fondata sulla roccia non crolla quando soffiano i venti. Un conto sono i nostri peccati, un conto è la santità della Chiesa sposa, che viene difesa e protetta veramente soltanto da Gesù sposo, non dai traffici e dalle politiche degli uomini. Quando appare il peccato nella Chiesa, stringiamoci ancora di più a Cristo, suo salvatore. E’ di Lui che ci possiamo e dobbiamo fidare, non della nostra bravura che, in tanti casi (anche nella Chiesa, anche in Vaticano) non ci sta proprio.

            La preghiera e l’affetto, certamente, non c’è bisogno di raccomandarli: c’è invece bisogno di rinnovare il nostro amore per la Chiesa, proprio in questo giorno di Pentecoste, non per ciò che vediamo ma per ciò che nessun telegiornale potrà mai vedere:il corpo mistico di Cristo risorto, ancora sofferente per le piaghe della passione e del peccato degli uomini ma già risorto , vivente e indistruttibile.

            Certamente facciamo sentire a Benedetto il nostro abbraccio per la sua persona, ferita e umiliata: ma ancor più facciamogli sentire che con Lui, anche noi abbracciamo questa Roccia indistruttibile che fonda, porta e salva la Chiesa Sposa. Questo certamente lo conforterà ancora di più.