LETTERA APERTA DEL PARROCO AI PARROCCHIANI SULLA STRAGE DI BRINDISI

Carissimi,

 

Oggi in tutta Italia si manifesta contro la violenza che abbiamo subito ieri. Chi ha compiuto questo atto ha pensato di far valere il suo potere con la forza della violenza, che genera la paura e la sottomissione. Ha pensato che la forza dello Stato di diritto è così scarsa che per affermare la propria posizione basta la forza, la legge del più forte, del più prepotente.

Chi gliel’ha insegnato, chi lo ha convinto di questo? E fin troppo facile dire che questi attentatori sono dei mostri. Invece sono uomini della nostra società, del nostro mondo. Dove hanno imparato che le leggi si possono calpestare impunemente, che l’arroganza paga, che niente resiste alla brutalità del fatto compiuto ? Proviamo ad immaginarlo: magari a scuola, copiando sistematicamente i compiti da internet o dal compagno di banco; oppure deridendo volgarmente il compagno handicappato o semplicemente più timido, nel silenzio generale; salendo  tutti i giorni sull’autobus senza biglietto, o entrando di nascosto nel campetto parrocchiale quando il parroco non c’è; assorbendo con assiduità il controvangelo della violenza, spesso morbosamente predicato dai media, da internet, dai telegiornali almeno due volte al giorno, per fare “audience”; dando dello stupido a chi osserva i regolamenti e rispetta le leggi; sfruttando il corpo proprio ed altrui solo per sballare o per divertirsi. E questo per anni.

 

            C’è da meravigliarsi se una volta diventate grandi queste persone guidino la macchina senza rispettare indicazioni o divieti? Perché mai dovrebbero rinunciare a sottrarsi a tutti gli obblighi, da quelli stradali a quelli fiscali, dal momento che è un’arte che hanno appreso fin dalla più tenera età, e che ha sempre funzionato? Se a un certo punto fanno una strage per imporre le loro idee col terrore, contando sul silenzio e sulla paura degli altri, c’è da meravigliarsi ?   

 

            Giustamente siamo indignati, e questo è buon segno: oggi tutta l’Italia scende in piazza per dire no, e meno male! Ma questa non è che la metà dell’opera. Servirebbe a poco scendere oggi in piazza per dire no alla violenza, all’arbitirio, alla legge del più forte e poi domani tornare a erodere la forza dello Stato di diritto con le nostre abituali, piccole trasgressioni quotidiane. Lo Stato non esiste semplicemente da sé, siamo noi, con le nostre scelte intime, quotidiane, che decretiamo la sua esistenza o la sua scomparsa. Se a partire da domani i ragazzi riprendono a copiare il compito, deridere i timidi, fare del divertimento il loro dio; gli adulti a latitare e a rinunciare al compito educativo; gli automobilisti a violare divieti e norme, e tutti a svicolare dai loro obblighi e dai loro doveri, specie se gravosi, allora tutto rimarrà come prima fino alla prossima strage.

 

            La vera “reazione della società civile” non è oggi, come ci diranno i telegiornali: comincerà lunedì mattina, al suono della campanella. Lì si vedrà di che pasta siamo fatti veramente …   

 

            C’è qualcosa che possiamo fare per le vittime di questo attentato: impegnarci a far vivere lo Stato dentro di noi. Gridare “no!” in piazza va bene solo se è un buon inizio: poi bisogna continuare a gridarlo in silenzio, dentro di noi, davanti alla possibilità di copiare il compito, parcheggiare in doppia fila, non fare lo scontrino fiscale, fare il furbo nella fila allo sportello, mettere in cattiva luce un collega, non pagare una multa, e così via. Sarà lì che dovremo dire “no!”. E lì si vedrà se lo Stato c’è davvero. Buon lavoro a tutti!

19 maggio 2012

 

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