Cristo Re

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Missione Misericordia 2015-16

Un anno con il Vangelo nella Chiesa

Cristo re dell’universo

34a DOMENICA Tempo Ordinario (anno B)


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Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 18,33b-37)

 

33In quel tempo, Pilato rientrò nel pretorio, fece chiamare Gesù e gli disse: "Sei tu il re dei Giudei?". 34Gesù rispose: "Dici questo da te, oppure altri ti hanno parlato di me?". 35Pilato disse: "Sono forse io Giudeo? La tua gente e i capi dei sacerdoti ti hanno consegnato a me. Che cosa hai fatto?". 36Rispose Gesù: "Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù". 37Allora Pilato gli disse: "Dunque tu sei re?". Rispose Gesù: "Tu lo dici: io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per dare testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce".

E’ quasi impossibile per noi accogliere senza sospetto l’annuncio di un Re dell’Universo. Troppo vicino è il ricordo dei “re impazziti” dei totalitarismi del secolo scorso, quasi tutti con un nome affascinante: il Fuhrer, il Duce, il Compagno, il Grande Timoniere, il Caudillo, il Conducator, il Ben guidato … fino al più beffardo e ridicolo: il defunto dittatore della Corea del Nord che si faceva chiamare il “caro leader”. Anche l’idea di un Regno universale ci suona sinistra, perché collegata alle più orrende mostruosità della storia: il Terzo Reich, il Regime, l’impero, la dittatura del proletariato, la grande Patria, e oggi il Califfato... Ad orecchie così duramente provate l’idea di un Cristo che sia proclamato Re dell’Universo mette come minimo a disagio. Per capirla meglio dobbiamo in qualche modo “aggirarla”.

Un primo indizio: il fascino che continua a rivestire la monarchia, anche ai nostri giorni. Le storie dei sovrani e delle loro dinastie riempiono le riviste scandalistiche e non; si continuano a produrre film e documentari su re e regine dei nostri tempi. La Repubblica moderna nata dopo la Rivoluzione francese non ha mai suscitato le emozioni dello “spettacolo” di una corte regale, anche non necessariamente sfarzosa e famosa. Un Presidente, per quanto saggio ed onesto possa essere non riuscirà mai ad eguagliare gli entusiasmi che accompagnano un Re o una Regina. Sembra che questi ultimi abbiano il potere di muovere direttamente gli affetti del cuore, anche se politicamente non sono rilevanti. Il Re fa parte dell’immaginario collettivo di tutti gli uomini: evoca il mondo delle fiabe, del medioevo, di cavalieri e principesse, di incoronazioni e di feste sontuose… L’idea di un Re buono, sotto il cui regno i sudditi vivano prosperi e felici è da sempre un sogno umano, spesso del tutto inconfessato.

Stupisce davvero che le spaventose esperienze del secolo passato non abbiano cancellato questo sogno, sebbene tutti sappiamo che, finchè siamo su questa terra, il potere non è mai innocente, ed ogni regnare porta con sé da qualche parte ingiustizia ed oppressione. Dunque tu sei Re? Chiediamo anche noi come Pilato, piuttosto allarmati da questa “pretesa”…

Sì, Lui è veramente Re. Gesù è nostro Re e Signore e noi siamo suoi sudditi. Sudditi liberi, per sommo paradosso.

Per prima cosa Gesù è Re e Signore perché ci ha portato fino alla fine. E’ rimasto con noi mentre noi non lo volevamo come Re e Signore ed ha portato tutto il peso della nostra ribellione e disobbedienza. E’ nostro Re e Signore, e ci domina perché ha acquisito più di ogni altro il diritto di farlo… Perché ci ha amato più di ogni altro. Ci domina con la forza dell’Amore col quale Lui, Figlio di Dio immacolato ha dato se stesso per noi, peccatori, e ci ha guariti dal peccato.

Tu hai preservato la mia vita dalla fossa della distruzione, perché ti sei gettato dietro le spalle tutti i miei peccati.

(Is 38)

 Egli portò i nostri peccati sul suo corpo, sul legno della croce; perché, non vivendo più per il peccato, vivessimo per la giustizia. Dalle sue piaghe siamo stati guariti.

(1 Pt 2,24)

 

Per questo la Chiesa lo acclama suo Re: quale malato non onorerebbe il medico che lo ha guarito?

 Lode e onore a te, Signore Gesù! Salve, nostro Re: tu solo hai compassione di noi peccatori. Lode e onore a te, Signore Gesù!

(Canto al Vangelo del Lunedì santo)

Ecco la verità del volto di Dio, la Verità vera di Dio e dell’uomo: Dio, Creatore, Signore, Padre d’Amore che si china sull’uomo, creatura, ferita mortalmente dal peccato, la guarisce, la ricupera alla vita e la fa sedere accanto a sé in trono!

 Mediatore tra Dio e gli uomini, giudice del mondo e Signore dell’universo, non si è separato dalla nostra condizione umana, ma ci ha preceduti nella dimora eterna, per darci la serena fiducia che dove è lui, capo e primogenito, saremo anche noi, sue membra, uniti nella stessa gloria

(prefazio dell’Ascensione)

 Ci domina con la forza del Suo Amore che ci rende veramente liberi e veramente figli. “La gloria di Dio è l’uomo vivente” diceva sant’Ireneo… Nel Gloria cantiamo: “Ti rendiamo grazie per la tua gloria immensa…” Ma chi mai sulla terra rende grazie per la gloria di un altro uomo, fosse pure Re? La gloria umana è sempre pagata con il sangue di qualche altro uomo, quindi non c’è niente da ringraziare. Solo la gloria di Dio è totalmente innocente e pura, e non è pagata dall’oppressione di nessuno!

 Dio gioisce della libertà dei suoi figli, non vuole ossequi timorosi da schiavi! Per questo la sua signoria è sommamente desiderabile: perché non opprime nessuno!

 Dio onnipotente ed eterno, che hai voluto rinnovare tutte le cose in Cristo tuo Figlio, Re dell'universo, fa' che ogni creatura, libera dalla schiavitù del peccato, ti serva e ti lodi senza fine.

 L’orazione colletta di Cristo Re spiega molto bene tutto questo. Siamo sudditi liberi… Una cosa e il suo contrario insieme! Ogni creatura liberata dalla servitù del male ti serva nell’amore! Si è veramente liberi solo se si è liberamente servi per amore dell’Amore che ci ha salvati…

 Il prefazio della festa riassume tutti questi temi ed aggiunge il capolavoro finale:

 Tu con olio di esultanza

hai consacrato Sacerdote eterno

e Re dell’universo il tuo unico Figlio,

Gesù Cristo nostro Signore.

 Il Verbo eterno era da sempre nell’Amore. La consacrazione della umanità di Gesù come strumento di salvezza avviene nel Battesimo e l’olio dell’esultanza dell’amore si effonde dal Cuore di Cristo squarciato sulla croce e sparso col suo Sangue per tutti, colpevoli e innocenti, vittime e carnefici, senza distinzione.

 Egli, sacrificando se stesso

immacolata vittima di pace sull’altare della Croce,

operò il mistero dell’umana redenzione;

 Lui non ha fatto niente di male, ma ha pagato colpe non sue. Le colpe di tutti per sempre. Si è offerto per rifare la pace tra il cielo e la terra. Le sue braccia spalancate sulla croce sono stese per ricongiungerle per sempre…

assoggettate al suo potere tutte le creature,

offrì alla tua maestà infinita il regno eterno e universale:

regno di verità e di vita, regno di santità e di grazia,

regno di giustizia, di amore e di pace.

 Così ha acquisito il diritto più forte di tutti: un diritto riconosciuto da tutti senza distinzione, un titolo a regnare che nessuno può contestargli perché in realtà tutti lo desiderano. Il diritto a regnare su tutti perché ha amato di più di tutti… Eppure Gesù non si gode il “suo” regno, ma lo offre al Padre. Un Re che si fa suddito anche Lui! Un Re che riconosce che solo Dio è Signore e che si sottomette come Figlio al Padre. E’ la morte di ogni dittatore di ogni epoca e paese. Siamo al sicuro nel suo Regno non c’è possibilità di tirannia o di oppressione, perché il Re stesso è suddito… e Dio è Re d’Amore.

 In questo mondo non si vede spesso né santità né grazia, né giustizia, né amore né pace… Ma il Regno di Dio è all’opera come il piccolo seme che non si vede ma che non può essere estirpato dal cuore dell’uomo. Minuscolo certo, ma invincibile come il famoso granellino di senapa della parabola. La forza di Cristo Re è nascosta e silenziosa ma invincibile. A volte schiaccia perfino la Chiesa, quando questa non custodisce rettamente il mistero della sua Vita!

 Ecco il mio servo che io sostengo,

il mio eletto di cui mi compiaccio.

Ho posto il mio spirito su di lui;

egli porterà il diritto alle nazioni.

Non griderà né alzerà il tono,

non farà udire in piazza la sua voce,

non spezzerà una canna incrinata,

non spegnerà uno stoppino dalla fiamma smorta.

Proclamerà il diritto con fermezza;

non verrà meno e non si abbatterà,

finché non avrà stabilito il diritto sulla terra.

(Is 42)

 Sei re per l’eternità, o mio Dio ; e il tuo regno non è un regno a prestito. Quando diciamo nel Credo che « il tuo regno non avrà fine », è raro che il mio cuore non ne provi una gioia tutta particolare. Ti lodo, Signore, ti benedico per sempre ! Infine, il tuo regno durerà in eterno. Non tollerare, Maestro mio, che quando ti si rivolge la parola, si creda che sia permesso di farlo solo con le labbra… È chiaro che non si avvicina un principe con la stessa naturalezza che si avrebbe con un paesano, o con delle povere donne come noi, con cui è sempre lecito discorrere senza complimenti.

Nella mia semplicità, non so come parlare a quel divino Re. Ma la sua umiltà è così grande che egli non manca di ascoltarmi e mi permette di avvicinarmi a lui. Non mi respingono neanche i suoi custodi, poiché gli angeli che lo circondano conoscono i gusti del loro Re : sanno che la semplicità di un piccolo, totalmente umile, che ne direbbe di più – il Re lo vede bene – se ne sapesse di più, gli è più gradevole di tutti i ragionamenti scelti dei più dotti e dei più sapienti, quando manca loro l’umiltà.

Tuttavia, se il nostro Re è buono, questo non è un buon motivo per noi per essere scortesi. E se fosse anche solamente per compensarlo dal fetore causato dall’approssimarsi di una persona quale sono io, è giusto che facciamo di tutto per conoscere bene la sua nobiltà e la sua grandezza. In verità, basta avvicinarsi a lui per esserne istruite… Se, figlie mie, avvicinandovi a lui, riflettete e vi domandate con chi state per parlare, o con chi già state parlando, mille vite come le nostre non basterebbero per concepire quanti riguardi merita un tale Signore, davanti al quale gli angeli tremano, lui che comanda a tutto, che può tutto e per il quale volere è fare.

Teresa d’Avila, Il Cammino di perfezione, 22

  Viviamo in un’epoca in cui si è piuttosto scettici nei confronti della verità. Benedetto XVI ha parlato molte volte di relativismo, della tendenza cioè a ritenere che non ci sia nulla di definitivo e a pensare che la verità venga data dal consenso o da quello che noi vogliamo. Sorge la domanda: esiste veramente “la” verità? Che cos’è “la” verità? Possiamo conoscerla? Possiamo trovarla? Qui mi viene in mente la domanda del Procuratore romano Ponzio Pilato quando Gesù gli rivela il senso profondo della sua missione: «Che cos’è la verità?» (Gv 18,37.38). Pilato non riesce a capire che “la” Verità è davanti a lui, non riesce a vedere in Gesù il volto della verità, che è il volto di Dio. Eppure, Gesù è proprio questo: la Verità, che, nella pienezza dei tempi, «si è fatta carne» (Gv 1,1.14), è venuta in mezzo a noi perché noi la conoscessimo. La verità non si afferra come una cosa, la verità si incontra. Non è un possesso, è un incontro con una Persona.

Papa Francesco, Udienza generale del 15 maggio 2013