Servo per amore

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Missione Misericordia 2015-16

Un anno con il Vangelo nella Chiesa

Servo per amore

29a DOMENICA Tempo Ordinario (anno B)

 

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 10,35-45)

 

 35In quel tempo, Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedeo, si avvicinarono a Gesù dicendogli: "Maestro, vogliamo che tu faccia per noi quello che ti chiederemo". 36Egli disse loro: "Che cosa volete che io faccia per voi?". 37Gli risposero: "Concedici di sedere, nella tua gloria, uno alla tua destra e uno alla tua sinistra". 38Gesù disse loro: "Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io bevo, o essere battezzati nel battesimo in cui io sono battezzato?". 39Gli risposero: "Lo possiamo". E Gesù disse loro: "Il calice che io bevo anche voi lo berrete, e nel battesimo in cui io sono battezzato anche voi sarete battezzati. 40Ma sedere alla mia destra o alla mia sinistra non sta a me concederlo; è per coloro per i quali è stato preparato".

41Gli altri dieci, avendo sentito, cominciarono a indignarsi con Giacomo e Giovanni. 42Allora Gesù li chiamò a sé e disse loro: "Voi sapete che coloro i quali sono considerati i governanti delle nazioni dominano su di esse e i loro capi le opprimono. 43Tra voi però non è così; ma chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore, 44e chi vuole essere il primo tra voi sarà schiavo di tutti. 45Anche il Figlio dell'uomo infatti non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti".

 Nel manuale dell’apostolo abbondano gli errori e gli orrori: lo spirito di faziosità (non è dei nostri, non può operare, non è iscritto all’albo), la smania di possedere (cosa fare per avere la vita eterna?) e ora la seduzione del potere, del “cerchio magico” (la cricca di potere, il gruppetto nel gruppo).

Maestro, vogliamo che tu faccia per noi quello che ti chiederemo". 36Egli disse loro: "Che cosa volete che io faccia per voi?" - Anche noi chiamiamo Signore il Signore, ma poi vogliamo che faccia quello che abbiamo deciso noi. Lo nota lui stesso, con un pizzico di ironia: “ Perché mi chiamate Signore e poi non fate quello che dico?” (Lc 6,46). Eppure la disponibilità di Gesù c’è. C’è e rimane. E’ un buon esercizio sentire rivolta a noi questa domanda: ma noi cosa vogliamo veramente che Gesù faccia per noi? Che ci faccia andare bene la vita? Tanta salute? Un sacco di soldi? O non gli chiediamo niente, tanto non ci ascolta? LA disponibilità di Gesù rimane sempre, anche a fronte delle nostre chiusure. Ecco una riflessione di san Giovanni Crisostomo ( patriarca di Costantinopoli nel IV-V sec.)

 

 

Non è dunque giusto che Dio ci respinga e ci castighi quando, offrendosi egli stesso a noi in tutto, noi lo respingiamo? Evidentemente sì. Se tu vuoi ornarti - egli dice - prendi il mio ornamento; se vuoi armarti, prendi le mie armi; se desideri vestirti, ecco la mia veste; se vuoi nutrirti, ecco la mia mensa; se intendi camminare, percorri la mia via; se desideri ereditare, ecco la mia eredità; se vuoi entrare in patria, entra nella città di cui io sono l’architetto e il costruttore; se pensi di costruirti una casa, edificala nei miei territori: io di certo, per quello che do, non ti chiedo pagamento. Anzi, per il fatto stesso che vuoi usare ciò che è mio, per questo io ti voglio ricompensare. Che cosa può essere paragonato a simile generosità? Ecco cosa dice il Signore: Io padre, io fratello, io sposo, io casa, io alimento, io vestito, io radice, io fondamento: io sono tutto ciò, se tu vuoi; di nulla tu mancherai. Io ti servirò anche, perché sono venuto "per servire, non per essere servito" (Mt 20,28). Io sarò anche amico, e membro, e capo, e fratello, e sorella, e madre, tutto io sarò; solo, comportati familiarmente con me. Io sono stato povero per te, mendico per te, sulla croce per te, nel sepolcro per te; in cielo io supplico il Padre per te; in terra sono venuto ambasciatore per te da parte del Padre. Tutto tu sei per me: fratello, coerede, amico, membro. Che cosa vuoi di più? Perché respingi chi ti ama così?

Giovanni Crisostomo, Comment. in Matth., 76, 5

 

 

Voi non sapete quello che chiedete - Per prima cosa Gesù dice la verità. Non hanno capito niente, e per noi che sappiamo cosa pensa Gesù (ha già parlato esplicitamente della passione e morte, più d’una volta) Marco dice: a fronte di questo ecco di cosa vanno a parlare i Dodici… anzi i due più dieci…Il calice e il Battesimo sono due simboli della passione: ma avete capito o no che per avere quel che chiedete mi dovete essere compagni di croce? (I Padri della Chiesa estendono la profezia della passione ai due posti a destra e a sinistra: sono per i due ladroni sul Calvario!). Non l’hanno capito e continuano a non capirlo con un candore disarmante (Lo possiamo!).

Di positivo in questa richiesta c’è l’apertura del cuore, la manifestazione di un desiderio bello, in fondo… Gesù infatti non lo respinge, anche se salta fuori del cerchi magico così insidiosamente – e non si sa quanto innocentemente – preparato…

 

Il difetto nostro: studiarsi il modo migliore di far vincere il Vangelo nel mondo, di “far venire la gente in parrocchia”, di presentare il Vangelo nel modo vincente, con la pubblicità più efficace, per farlo risultare appetibile e così agganciare le masse … Per attirare, per far divertire… Sapere meglio di Gesù come fare per far trionfare il Vangelo... Per avere un posto di riguardo, per contare di più ai suoi occhi, per finire “nella manica”…

 

Per servire e dare la sua vita - Gli altri dieci non sono migliori degli altri. I primi due gli hanno tolto l’iniziativa di mano. Per questo protestano, non per altro! Gesù, con pazienza infinita ricomincia daccapo. Lasciamo a un santo il commento, che è meglio!

 

Un Dio che serve, che spazza la casa, che si dedica a lavori penosi – quanto uno solo di questi pensieri dovrebbe colmarci di amore! Quando il Salvatore ha cominciato a predicare il suo Vangelo, si è fatto “il servo di tutti”, dichiarando lui stesso che “non era venuto per essere servito, ma per servire”. È come se avesse detto che voleva essere il servitore di tutti gli uomini. E, al termine della sua vita, non si è contentato, dice san Bernardo, “di aver preso la condizione di servo per mettersi al servizio degli uomini; ha voluto prendere la forma del servo indegno, per lasciarsi colpire, e subire la pena che era dovuta a noi, a causa dei nostri peccati”.

Ecco che il Signore, obbediente servo di tutti, si sottomette alla sentenza di Pilato, per quanto ingiusta sia, e si consegna ai suoi carnefici... Così, Dio ci ha tanto amato, da voler obbedire come schiavo, per amore nostro, fino a morire e a morire di una morte dolorosa e infame, il supplizio della croce (Fil 2,8).

Ora, in tutto questo, obbediva non in quanto Dio, ma in quanto uomo, che aveva assunto la condizione di schiavo. Un certo santo si è consegnato come schiavo per riscattare un povero, e si è attirato l’ammirazione del mondo per questo atto eroico di carità. Ma cos’è questa carità in confronto a quella del Redentore? Essendo Dio e volendo riscattarci dalla schiavitù del diavolo e della morte che avevamo meritata, si fa lui stesso schiavo, si lascia legare e inchiodare sulla croce. “Perché il servo diventasse maestro, dice san Agostino, Dio ha voluto farsi servo”.

Alfonso Maria de Liguori, Opere, t. 14