Morire di Speranza

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ELLEH HAD DEVARIM

Questi sono i nomi

Morire di speranza 2015

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         Questi sono i nomi dei figli d'Israele entrati in Egitto; essi vi giunsero insieme a Giacobbe, ognuno con la sua famiglia: 2Ruben, Simeone, Levi e Giuda, 3Ìssacar, Zàbulon e Beniamino, 4Dan e Nèftali, Gad e Aser. 5Tutte le persone discendenti da Giacobbe erano settanta. Giuseppe si trovava già in Egitto. 6Giuseppe poi morì e così tutti i suoi fratelli e tutta quella generazione. 7I figli d'Israele prolificarono e crebbero, divennero numerosi e molto forti, e il paese ne fu pieno.
                8Allora sorse sull'Egitto un nuovo re, che non aveva conosciuto Giuseppe. 9Egli disse al suo popolo: "Ecco che il popolo dei figli d'Israele è più numeroso e più forte di noi.10Cerchiamo di essere avveduti nei suoi riguardi per impedire che cresca, altrimenti, in caso di guerra, si unirà ai nostri avversari, combatterà contro di noi e poi partirà dal paese". 11Perciò vennero imposti loro dei sovrintendenti ai lavori forzati, per opprimerli con le loro angherie, e così costruirono per il faraone le città-deposito, cioè Pitom e Ramses. 12Ma quanto più opprimevano il popolo, tanto più si moltiplicava e cresceva, ed essi furono presi da spavento di fronte agli Israeliti. 13Per questo gli Egiziani fecero lavorare i figli d'Israele trattandoli con durezza. 14Resero loro amara la vita mediante una dura schiavitù, costringendoli a preparare l'argilla e a fabbricare mattoni, e ad ogni sorta di lavoro nei campi; a tutti questi lavori li obbligarono con durezza. (Es 1,1-14)

 

        Insieme facciamo memoria di quanti hanno perso la vita attraversando il mediterraneo alla ricerca di un futuro migliore per sé e per le proprie famiglie:

Helen con i figli Bilen, Delina e Esrom; Debah con Henry e Diyana; Hiweth con i suoi piccoli Eyob, melat e Danayit; Alexander, Merawi, Menken, Habeba; Hagos e Bimnet, di 36 anni, con gli alunni della loro classe;

Milit e altri 6 diaconi della chiesa eritrea sono annegati nelle acque davanti a Lampedusa il 3 ottobre 2013 dopo un incendio a bordo dell’imbarcazione con cui cercavano di raggiungere l’Italia. Nel naufragio sono morte 366 persone e 20 risultano ancora disperse.

Armia, copto egiziano morto il 190 maggio 2013 mentre tentava per la seconda volta di raggiungere le coste siciliane insieme con latri 5 ragazzi egiziani. Erano a pochi passi dalla riva ma sono annegati perché non sapevano nuotare. Con sé Armia aveva il Vangelo e una croce che stringeva tra le mani.

 Michael, Abdou, Diawoi, Adnan, Tarek, Haifa, Imad annegati in seguito al naufragio nel canale di Sicilia della loro barca, l’11 settembre 2013, Con loro viaggaiavano altri 188 profughi provenieneti dalla Siria, i cui corpi non sono stati mai ritrovati.

 George, Robert, Philip, Saidè dal Ghana, Niger e Gambia sono morti di sete nel deserto di Tamanrasset in Algeria. Con loro altri 83 profughi a causa di un incidente al camion che li trasportava, il 28 ottobre 2013.

Armand, Dauda, Blaise, Ives, Martin, Roger, Ibrahim, Larios dal Camerun e dal Niger, sono annegati a seguito dei colpi di arma da fuoco sparati dalla guardia civile spagnola, davanti a Ceuta, il 6 febbraio 2014.

Anita, Bata, Compiter, Deborah, Blessy, Hagos, Tesfai, Errail, Rosa, nigeriani ed eritrei, sono annegati il 12 maggio 2014 a 50 chilometri da Tripoli con altre otto persone, tra cui una neonata. I superstiti raccontano di altri 100 dispersi.

Asbar, Asna, i piccoli Mohammed e Bashir, sono morti nelle acque libiche il 16 giugno 2014, insieme con altri cento profughi provenienti dal Ghana, dal mali e da altri paesi dell’Africa subsahariana.

300 migranti che partiti dalla Libia l’11 febbraio muoiono nel canale di Sicilia. Molti eritrei: Daniel, Tadesse, Kidane, Bahran, yemane, Munim, 29 tra i quali i sudanesi Ahmed, Hadasa, Alì, sono morti di freddo per ipotermia.

Il 13 aprile 2015, 400 migranti scompaiono nel naufragio di una imbarcazione di fronte alle coste libiche. Probabilmente eritrei: Semere, Mhretab, Habton, Kifle sono tra i dispersi.

In Libia alla metà di aprile, diversi migranti sono stipati in una fattoria in attesa d’imbarcarsi: vengono picchiati con dei bastoni perché non obbediscono agli ordini. Alcuni muoiono per le violenze subite, altri di stenti.

Il 15 aprile 12 cristiani, nigeriani e ghanesi, vengono gettati in mare dopo una lite per chi dovesse gestire l’acqua da bere.

 

Il 18 aprile nel naufragio di un barcone di circa 20 metri, sono morte centinaia di persone. Un giovane del Bangadlesh che è tra i 28 sopravvissuti racconta: “ Eravamo in 950. C’erano anche duecento donne e 50 bambini con noi, in molti chiusi nella stiva. I trafficanti hanno bloccato i portelloni per non farli uscire”. Tra loro Asmeret e Meriem fuggivano dall’Eritrea, Fatima, Maadina, Anab dalla Somalia. Almenoo 800 le vittime, il naufragio più grave mai accaduto.

 

Il 20 aprile un barcone partito dalla Turchia affonda davanti alla costa orientale di Rodi, nel mare Egeo. Il capitano aveva abbandonato la barca. I 90 sopravvissuti, in gran parte siriani ed etiopi, 22 donne tra cui Martha, Taffesse, Alem e 6 bambini si sono buttati in acqua e sono riusciti a mettersi in salvo con l’aiuto di chi si trovava sulla spiaggia. I morti accertati sono un uomo, una donna e un neonato di cui non si conosce neppure il nome. Secondo testimoni a bordo della nave ci sarebbero state almeno 200 persone.

Il 4 maggio in diversi mezzi, altri 10 migranti muoiono. Tre uomini erano ad un passo dalla salvezza: si sono lanciati in acqua nel tentativo di raggiungere un rimorchiatore che si stava avvicinando per soccorrerli, ma sono annegati: Alì, Hossein, Abdel Karim, Osman venivano dalla Somalia.

 

Ma Gesù, voltandosi verso di loro, disse: "Figlie di Gerusalemme, non piangete su di me, ma piangete su voi stesse e sui vostri figli. Ecco, verranno giorni nei quali si dirà: "Beate le sterili, i grembi che non hanno generato e i seni che non hanno allattato". Allora cominceranno a dire ai monti :"Cadete su di noi!" , e alle colline: "Copriteci!" . Perché, se si tratta così il legno verde, che avverrà del legno secco?". Insieme con lui venivano condotti a morte anche altri due, che erano malfattori. (Lc 23)

 

Quando fui desto innanzi la dimane,
pianger senti' fra 'l sonno i miei figliuoli
ch'eran con meco, e dimandar del pane.

Ben se' crudel, se tu già non ti duoli
pensando ciò che 'l mio cor s'annunziava;
e se non piangi, di che pianger suoli?

(Dante, Divina Commedia, Inferno XXIII)