Giubileo straordinario della Misericordia 2015-2016

 Misericordiae vultus

Bolla di indizione del Giubileo - 4 (leggi pdf)

 

             16. È mio vivo desiderio che il popolo cristiano rifletta durante il Giubileo sulle opere di misericordia corporale e spirituale. Sarà un modo per risvegliare la nostra coscienza spesso assopita davanti al dramma della povertà e per entrare sempre di più nel cuore del Vangelo, dove i poveri sono i privilegiati della misericordia divina.

             La predicazione di Gesù ci presenta queste opere di misericordia perché possiamo capire se viviamo o no come suoi discepoli. Riscopriamo le opere di misericordia corporale: dare da mangiare agli affamati, dare da bere agli assetati, vestire gli ignudi, accogliere i forestieri, assistere gli ammalati, visitare i carcerati, seppellire i morti.

            Non possiamo sfuggire alle parole del Signore e in base ad esse saremo giudicati: se avremo dato da mangiare a chi ha fame e da bere a chi ha sete. Se avremo accolto il forestiero e vestito chi è nudo. Se avremo avuto tempo per stare con chi è malato e prigioniero (cfr Mt 25,31-45).

            In ognuno di questi “più piccoli” è presente Cristo stesso. La sua carne diventa di nuovo visibile come corpo martoriato, piagato, flagellato, denutrito, in fuga… Per essere da noi riconosciuto, toccato e assistito con cura. Non dimentichiamo le parole di san Giovanni della Croce: «Alla sera della vita, saremo giudicati sull’amore»

             San Vincenzo de’ Paoli ci indica con che atteggiamento siammo chiamati ad aiutare materialmente chi ha più bisogno:

            Non dobbiamo regolare il nostro atteggiamento verso i poveri da ciò che appare esternamente in essi e neppure in base alle loro qualità interiori. Dobbiamo piuttosto considerarli al lume della fede. Il Figlio di Dio ha voluto essere povero, ed essere rappresentato dai poveri. Nella sua passione non aveva quasi la figura di uomo; appariva un folle davanti ai gentili, una pietra di scandalo per i Giudei; eppure egli si qualifica l'evangelizzazione dei poveri: «Mi ha mandato per annunziare ai poveri un lieto messaggio» (Lc 4, 18). Dobbiamo entrare in questi sentimenti e fare ciò che Gesù ha fatto: curare i poveri, consolarli, soccorrerli, raccomandarli.

             Egli stesso volle nascere povero, ricevere nella sua compagnia i poveri, servire i poveri, mettersi al posto dei poveri, fino a dire che il bene o il male che noi faremo ai poveri lo terrà come fatto alla sua persona divina. Dio ama i poveri, e, per conseguenza, ama quelli che amano i poveri. In realtà quando si ama molto qualcuno, si porta affetto ai suoi amici e ai suoi servitori. Così abbiamo ragione di sperare che, per amore di essi, Dio amerà anche noi.

             Quando andiamo a visitarli, cerchiamo di capirli per soffrire con loro, e di metterci nella disposizione interiore dell'Apostolo che diceva: «Mi sono fatto tutto a tutti» (1 Cor 9, 22). Sforziamoci perciò di diventare sensibili alle sofferenze e alle miserie del prossimo. Preghiamo Dio, per questo, che ci doni lo spirito di misericordia e di amore, che ce ne riempia e che ce lo conservi.

             Il servizio dei poveri deve essere preferito a tutto. Non ci devono essere ritardi. Se nell'ora dell'orazione avete da portare una medicina o un soccorso a un povero, andatevi tranquillamente. Offrite a Dio la vostra azione, unendovi l'intenzione dell'orazione. Non dovete preoccuparvi e credere di aver mancato, se per il servizio dei poveri avete lasciato l'orazione. Non è lasciare Dio, quando si lascia Dio per Iddio, ossia un'opera di Dio per farne un'altra. Se lasciate l'orazione per assistere un povero, sappiate che far questo è servire Dio. La carità è superiore a tutte le regole, e tutto deve riferirsi ad essa. E` una grande signora: bisogna fare ciò che comanda.

            Tutti quelli che ameranno i poveri in vita non avranno alcuna timore della morte. Serviamo dunque con rinnovato amore i poveri e cerchiamo i più abbandonati. Essi sono i nostri signori e padroni.

Da alcune Lettere e conferenze spirituali di san Vincenzo de` Paoli, sacerdote (Cfr. lett. 2546, ecc.; Correspondance, entretiens, documents, Paris 1922-1925, passim)

           Continua papa Francesco: “E non dimentichiamo le opere di misericordia spirituale: consigliare i dubbiosi, insegnare agli ignoranti, ammonire i peccatori, consolare gli afflitti, perdonare le offese, sopportare pazientemente le persone moleste, pregare Dio per i vivi e per i morti … Ugualmente, ci sarà chiesto se avremo aiutato ad uscire dal dubbio che fa cadere nella paura e che spesso è fonte di solitudine; se saremo stati capaci di vincere l’ignoranza in cui vivono milioni di persone, soprattutto i bambini privati dell’aiuto necessario per essere riscattati dalla povertà; se saremo stati vicini a chi è solo e afflitto; se avremo perdonato chi ci offende e respinto ogni forma di rancore e di odio che porta alla violenza; se avremo avuto pazienza sull’esempio di Dio che è tanto paziente con noi; se, infine, avremo affidato al Signore nella preghiera i nostri fratelli e sorelle”.

             La carità intellettuale è necessaria per l’uomo quanto il cibo per il corpo: non di solo pane vive l’uomo. Tommaso da Kempis, un mistico medievale lo dice in modo molto bello:

             “Cosa veramente molto buona è scrivere i libri che Gesù ama, quelli nei quali egli stesso è riconosciuto, letto e predicato. Non c'è alcun dubbio che verrai amato e molto ricompensato da Lui se scriverai libri per la Chiesa con cura per la gloria di Dio e e il vantaggio del prossimo. Se chi porge un bicchiere d'acqua fresca a chi ha sete non perderà sua ricompensa, cosa riceverà chi offre l'acqua della sapienza e della salvezza ad un’anima perché viva per sempre? Tutte le lettere che tracci in bella calligrafia sono altrettanti sacrifici di lode che offri a Dio. É cosa molto meritevole e devota darsi da fare per scrivere libri e conservarli con riverenza grande e custodia attenta: libri tramite i quali tutti i giorni si celebra l'ufficio divino; libri dai quali viene seminata una multiforme conoscenza. I libri sono infatti armi per i chierici, splendore per le chiese, ricchezze e tesori per i dotti, trombe per i sacerdoti, conforto per i religiosi, banchetto per i devoti, testamenti per i santi, luce per i fedeli, campi seminati per le virtù, organi dello Spirito Santo. Scrivere quindi libri è opera gradita a Dio, utile è leggerli: l'insegnamento è lodevole, la predicazione salutare. Chi infatti potrebbe leggere o predicare se non conoscesse gli scritti dei santi, e se prima uno scrittore non li avesse trascritti ? Sia dunque benedetta la mano di chi scrive e benedette le dita occupate in questa fatica.”

Thomas a Kempis, Sermones de vita et passione Domini scilicet ab adventu Domini, ed. M.Pohl, 1904, vol. III, pag. 167.

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