Giubileo della Misericordia - 2

Misericordiae vultus

Bolla di indizione del Giubileo - 2 

(leggi pdf)

               

                6. «È proprio di Dio usare misericordia e specialmente in questo si manifesta la sua onnipotenza» [5]. Le parole di san Tommaso d’Aquino mostrano quanto la misericordia divina non sia affatto un segno di debolezza, ma piuttosto la qualità dell’onnipotenza di Dio. È per questo che la liturgia, in una delle collette più antiche, fa pregare dicendo: «O Dio che riveli la tua onnipotenza soprattutto con la misericordia e il perdono». Dio sarà per sempre nella storia dell’umanità come Colui che è presente, vicino, provvidente, santo e misericordioso. “Paziente e misericordioso”è il binomio che ricorre spesso nell’Antico Testamento per descrivere la natura di Dio. Il suo essere misericordioso trova riscontro concreto in tante azioni della storia della salvezza dove la sua bontà prevale sulla punizione e la distruzione.

                I Salmi, in modo particolare, fanno emergere questa grandezza dell’agire divino:

 «Egli perdona tutte le tue colpe, guarisce tutte le tue infermità,

salva dalla fossa la tua vita, ti circonda di bontà e misericordia» (Sal 103,3-4).

In modo ancora più esplicito, un altro Salmo attesta i segni concreti della misericordia:

 

«Il Signore libera i prigionieri, il Signore ridona la vista ai ciechi,

il Signore rialza chi è caduto, il Signore ama i giusti,

il Signore protegge i forestieri, egli sostiene l’orfano e la vedova,

ma sconvolge le vie dei malvagi» (Sal 146,7-9).

 E da ultimo, ecco altre espressioni del Salmista:

«[Il Signore] risana i cuori affranti e fascia le loro ferite.

Il Signore sostiene i poveri, ma abbassa fino a terra i malvagi» (Sal 147,3.6).

                 Insomma, la misericordia di Dio non è un’idea astratta, ma una realtà concreta con cui Egli rivela il suo amore come quello di un padre e di una madre che si commuovono fino dal profondo delle viscere per il proprio figlio. È veramente il caso di dire che è un amore “viscerale”. Proviene dall’intimo come un sentimento profondo, naturale, fatto di tenerezza e di compassione, di indulgenza e di perdono.

                 Ci possiamo già fermare un momento a meditare questa idea: la misericordia non è un’idea astratta ma una realtà concreta: il pranzo o la cena preparati dopo una litigata, una parola che fa capire che “passata è la tempesta”, una telefonata là dove ci doveva essere un silenzio offeso … Magari una parola di scusa, che apre la porta a scuse reciproche … Quand’è stata l’ultima volta che ho fatto “misericordia concreta” col mio prossimo ? Riesco a ricordarlo perché è un fatto recente oppure … risale a mesi o anni fa?

                8. Con lo sguardo fisso su Gesù e il suo volto misericordioso possiamo cogliere l’amore della SS.Trinità. La missione che Gesù ha ricevuto dal Padre è stata quella di rivelare il mistero dell’amore divino nella sua pienezza. «Dio è amore» (1 Gv 4,8.16), afferma per la prima e unica volta in tutta la Sacra Scrittura l’evangelista Giovanni. Questo amore è ormai reso visibile e tangibile in tutta la vita di Gesù. La sua persona non è altro che amore, un amore che si dona gratuitamente. Le sue relazioni con le persone che lo accostano manifestano qualcosa di unico e di irripetibile. I segni che compie, soprattutto nei confronti dei peccatori, delle persone povere, escluse, malate e sofferenti, sono all’insegna della misericordia. Tutto in Lui parla di misericordia. Nulla in Lui è privo di compassione. Gesù, dinanzi alla moltitudine di persone che lo seguivano, vedendo che erano stanche e sfinite, smarrite e senza guida, sentì fin dal profondo del cuore una forte compassione per loro (cfr Mt 9,36). In forza di questo amore compassionevole guarì i malati che gli venivano presentati (cfr Mt 14,14), e con pochi pani e pesci sfamò grandi folle (cfr Mt 15,37). Ciò che muoveva Gesù in tutte le circostanze non era altro che la misericordia, con la quale leggeva nel cuore dei suoi interlocutori e rispondeva al loro bisogno più vero. Quando incontrò la vedova di Naim che portava il suo unico figlio al sepolcro, provò grande compassione per quel dolore immenso della madre in pianto, e le riconsegnò il figlio risuscitandolo dalla morte (cfr Lc 7,15). Dopo aver liberato l’indemoniato di Gerasa, gli affida questa missione: «Annuncia ciò che il Signore ti ha fatto e la misericordia che ha avuto per te» (Mc 5,19). Anche la vocazione di Matteo è inserita nell’orizzonte della misericordia. Passando dinanzi al banco delle imposte gli occhi di Gesù fissarono quelli di Matteo. Era uno sguardo carico di misericordia che perdonava i peccati di quell’uomo e, vincendo le resistenze degli altri discepoli, scelse lui, il peccatore e pubblicano, per diventare uno dei Dodici. San Beda il Venerabile, commentando questa scena del Vangelo, ha scritto che Gesù guardò Matteo con amore misericordioso e lo scelse: miserando atque eligendo. Mi ha sempre impressionato questa espressione, tanto da farla diventare il mio motto.

                 Miserando atque eligendo, il motto di papa Francesco vuol dire: Sentendo dispiacere per il male nel fratello (“miserando”) e scegliendolo, chiamandolo di nuovo (“eligendo”). Invece noi spesso condanniamo e scartiamo, facciamo cioè l’esatto opposto: (“Per me quello lì è come fosse morto…”).

                Riesco a leggere nei cuori che incontro la sete di amore e di riconoscimento? Spesso no, siamo sinceri! Eppure sono cristiano, porto il nome di Cristo che era la Misericordia vivente del Padre … Non è detto che si debba essere sempre teneri e dolci col prossimo. Gesù spesso non lo era. Eppure non accadeva mai che non fosse misericordioso. Anche la severità in Lui era misericordia. Quando doveva dire una parola forte non era mai senza un porta aperta …

                 9. Nelle parabole dedicate alla misericordia, Gesù rivela la natura di Dio come quella di un Padre che non si dà mai per vinto fino a quando non ha dissolto il peccato e vinto il rifiuto, con la compassione e la misericordia. Conosciamo queste parabole, tre in particolare: quelle della pecora smarrita e della moneta perduta, e quella del padre e i due figli (cfr Lc 15,1-32). In queste parabole, Dio viene sempre presentato come colmo di gioia, soprattutto quando perdona. In esse troviamo il nucleo del Vangelo e della nostra fede, perché la misericordia è presentata come la forza che tutto vince, che riempie il cuore di amore e che consola con il perdono. Da un’altra parabola, inoltre, ricaviamo un insegnamento per il nostro stile di vita cristiano. Provocato dalla domanda di Pietro su quante volte fosse necessario perdonare, Gesù rispose: «Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette» (Mt 18,22), e raccontò la parabola del “servo spietato”. Costui, chiamato dal padrone a restituire una grande somma, lo supplica in ginocchio e il padrone gli condona il debito. Ma subito dopo incontra un altro servo come lui che gli era debitore di pochi centesimi, il quale lo supplica in ginocchio di avere pietà, ma lui si rifiuta e lo fa imprigionare. Allora il padrone, venuto a conoscenza del fatto, si adira molto e richiamato quel servo gli dice: «Non dovevi anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te?» (Mt 18,33). E Gesù concluse: «Così anche il Padre mio celeste farà con voi se non perdonerete di cuore, ciascuno al proprio fratello» (Mt 18,35). La parabola contiene un profondo insegnamento per ciascuno di noi. Gesù afferma che la misericordia non è solo l’agire del Padre, ma diventa il criterio per capire chi sono i suoi veri figli. Insomma, siamo chiamati a vivere di misericordia, perché a noi per primi è stata usata misericordia. Il perdono delle offese diventa l’espressione più evidente dell’amore misericordioso e per noi cristiani è un imperativo da cui non possiamo prescindere. Come sembra difficile tante volte perdonare! Eppure, il perdono è lo strumento posto nelle nostre fragili mani per raggiungere la serenità del cuore. Lasciar cadere il rancore, la rabbia, la violenza e la vendetta sono condizioni necessarie per vivere felici.

 Disegno di Legge costituzionale per tutti i parrocchiani di Dio Padre Misericordioso: Rendere obbligatoria in tutte le relazioni di ogni ordine e grado la parola SCUSAMI.

Non litigare è impossibile: ma distinguersi per l’uso di questa parola è possibilissimo. Quando l’hai detta l’ultima volta? E quando l’hai accolta ed accettata ?

Informazioni aggiuntive